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Scrivere bene? Non basta, bisogna scrivere bene per farsi capire.

Inserito da Lidia

vignetta-non-voglio-essere-capitoAlzi la mano chi sa scrivere. Ok bravi se state leggendo è ovvio che sappiate anche scrivere. Era così anche al corso di comunicazione scritta delle Vitamine che abbiamo tenuto ad aprile: tutti i partecipanti sapevano scrivere. A allora perché tutto questo interesse per una competenza così “scontata”?

Saper scrivere non sempre corrisponde a saper comunicare scrivendo. Anzi.

Saper scrivere testi comunicanti, utili o semplicemente comprensibili per il  lettore al quale sono rivolti non è per niente cosa facile. E questo non perché non siamo più abituati a scrivere, come qualche nostalgico dei tempi passati afferma, mettendo sul tavolo degli imputati il web reo di “portarci via il tempo della lettura e della scrittura”. In realtà scriviamo più di prima e con più frequenza e soprattutto ci sono molte più persone che scrivono. Però nonostante la tecnologia e internet noi italiani facciamo fatica a liberarci di un modello di scrittura che può essere riassunto in due punti:

-        scriviamo motivati dal pensiero di come saremo giudicati per quello che abbiamo scritto

-        siamo sempre tentati di trovare la parola più “colta” piuttosto che quella più semplice da capire.

Il risultato? È una scrittura burocratica, dove parole e frasi sono arrotolate, lontane dal significato che vorremo dare, distanti dal lettore tanto quanto dalla nostra personalità. E’ soprattutto nel contesto lavorativo diamo il “peggio di noi”: così scriviamo mail infarcite di burocratese, intrise di avverbi lunghi 35 caratteri tutti rigorosamente in rima con “mente”,  formule di apertura e chiusura impersonali, maiuscoli all’interno della parola e formule di saluto e chiusura che devono la loro origine alla tradizione ludico sportiva degli antichi romani.

E’ il caso ad esempio della formula “in calce alla mail” che richiama appunto la striscia di calce usata dai romani per delimitare il campo sportivo dove correvano i cavalli: se poi vogliamo essere precisi i latini avevamo rubato questa parola ai greci mostrando con grande anticipo un altro “difetto” frequente nella lingua italiana, quello cioè di infarcire l’italiano di parole stranieri anche quando non è strettamente necessario.

Ma scrivere meglio, anche nel mondo professionale si può. Non è un processo facile e breve ma tutti possono riuscirci a patto però di rispettare tre regole di base:

-        mettere al centro il lettore e scrivere pensando a chi ci deve leggere, dove e con quali finalità

-        leggere tanto e leggere dei bei testi per (ri)scoprire che la lingua italiana è straordinariamente ricca di sfumature, sensi, suoni e significati

-        rispolverare ogni tanto le regole di base della scrittura: la grammatica italiana non è una scienza esatta, non ha una risposta per ogni dubbio e non è immodificabile nel tempo. Però molte delle sue regole valevano nei nostri primi anni di scuola, valgono oggi e probabilmente saranno tali e quali anche fra qualche secolo.

Buona scrittura a tutti!

Lidia Marongiu

Le slide della lezione “Comunicazione scritta”

Intervista realizzata da Matteo Cavezzali a Lidia Marongiu (sì sono proprio io quella nana afona intervistata da Matteo…)

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